Inquinamento, già svaniti gli effetti positivi del lockdown sull’ambiente

Dei recenti studi sull’inquinamento atmosferico mostrano come gli ottimi risultati raggiunti in periodo di lockdown siano ora completamente vanificati

Nei mesi di lockdown tra febbraio e marzo era stato rilevato un considerevole calo del livello di inquinamento atmosferico in quasi tutto il mondo. Nel Nord Italia, ad esempio, dove il problema dello smog si fa sempre più serio, era stato rilevato un livello di diossido di azoto più basso del 10% rispetto ai mesi precedenti al lockdown. Alla fine del lockdown però, una volta che le attività produttive sono ripartite e che le persone hanno ricominciato ad utilizzare l’auto per spostarsi, l’inquinamento atmosferico è di nuovo aumentato velocemente, andando a vanificare gli ottimi risultati ottenuti durante il periodo della quarantena.

LO STUDIO – La conferma arriva tramite uno studio del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), il quale ha analizzato il livello di diossido di azoto in 12 grandi città tra cui anche Roma, Parigi e Londra. Tenendo conto di fenomeni atmosferici come venti e pioggie, che sono fondamentali nel determinare il corretto dato di inquinamento dell’aria, hanno potuto dimostrare che circa 10 giorni dopo l’inizio del lockdown il livello di inquinamento atmosferico era calato in media del 27%, dopo il mese di aprile è cominciato invece a risalire tornando ad essere nel mese di agosto quasi allo stesso livello di febbraio. Proprio come si temeva quindi, lo smog è tornato a inquinare le nostre città.


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