LA SCOMPARSA DI SEI ANIMALI SU DIECI NEGLI ULTIMI 50 ANNI

L’ultimo Living Planet Report 2018, presentato dal WWF, comunica che mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi sono diminuiti del 60 per cento in meno di 50 anni. Si tratta di un corposo studio nato nel 1998, che fotografa la biodiversità del pianeta, scritto con il supporto di più di 50 esperti in collaborazione con la Zoological Society di Londra e il Global Footprint Network.

Ben 8.500 specie sono nella “lista rossa”, ossia a rischio estinzione, per lo più a causa del sovrasfruttamento del territorio e delle modifiche agli ambienti naturali, in particolare quelle causate dall’agricoltura. Contano anche altri interventi umani, come la costruzione di dighe e miniere o lo spostamento di specie invasive in ecosistemi non in grado di contrastarle. In generale, il consumo delle risorse naturali è incrementato del 190% negli ultimi 50 anni.

Pure i coralli negli ultimi 30 anni si sono dimezzati e in 50 anni è scomparso il 20% della superficie della celebre foresta sudamericana. Mentre la perdita delle foreste nelle zone temperate è stata rallentata dalle buone pratiche di riforestazione, resta un problema nelle aree tropicali dove l’agricoltura commerciale su larga scala e l’agricoltura di sussistenza sono state responsabili rispettivamente del 40% e del 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010 (crescita delle città, espansione delle infrastrutture e attività minerarie hanno inciso per il 27%).

La denuncia, da parte di WWF, è di una inadeguata valutazione della natura da parte dell’economia globale: l’ambiente ci fornisce gratuitamente acqua, aria e suolo “sani”, elementi fondamentali per la nostra esistenza, però non ne stimiamo il valore economico. In Italia una legge del 2015 ha istituito il Comitato per il capitale naturale, che ha già emesso due rapporti sullo “Stato del capitale naturale in Italia”, l’ultimo a inizio 2018. In sostanza si cerca di dare un valore monetario allo stock di asset naturali (organismi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche) che contribuiscono a fornire beni e servizi per l’uomo e per la sopravvivenza del sistema che li ha generati. Il prossimo obiettivo è avere il rapporto pronto prima della fine dell’anno e far così entrare la natura nelle scelte economiche del Paese.


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