Come mai le donne prendono il cognome del marito?

In Italia vige una tradizione radicata nei secoli, ossia quella della legge che permette alle donne di aggiungere il cognome del marito, se lo vogliono.
Ma da dove deriva questa tradizione?
Le prime tracce del costume di assumere il cognome del marito, si trovano nell’antica Roma. Al momento del matrimonio, secondo il diritto romano, la moglie prendeva il cognomen del marito: quindi, per fare un esempio, Clodia sposando Metello, diventava Clodia Metelli (letteralmente “di Metello”, “appartenente a Metello”).
Questo era un atto dovuto per legge, dato che il matrimonio prevedeva l’assoggettamento della donna alla potestà del marito. Questo era un diritto assoluto, che lasciava al marito il potere di decidere perfino della vita o della morte della moglie.
Lasciamo l’antica Roma e facciamo un salto in Inghilterra, dove anche qui, questa pratica è molto diffusa.
Nel 1340 la legge imponeva alla donna di “perdere ogni nome e diventare ‘wife of’ (moglie di) .
Nell’Inghilterra del XIV secolo a determinare il cognome delle donna era il principio della coverture, letteralmente “la copertura”.
La donna, considerata dal diritto del tempo priva di identità legale, veniva letteralmente “coperta” dall’identità del marito, assumendone, fra le altre cose, il cognome. Con il matrimonio marito e moglie diventavano una cosa sola, e quella cosa era il marito.
Le donne così “coperte” dal cognome e dalla figura del marito non potevano firmare contratti, commerciare o avere proprietà, in quanto erano già loro stesse di proprietà di qualcuno.

 


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