Ospite in Degiornalist, Luigi Toninelli dell’ISPI per realizzare una panoramica dell’escalation iraniana nel conflitto in Medio Oriente
Nella giornata di giovedì 3 ottobre, in Degiornalist, Fabiana Paolini e Claudio Chiari hanno ospitato in onda Luigi Toninelli, analista dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) per fare il punto della situazione sul piano strategico, geopolitico e internazionale riguardo la delicata questione israeliano-palestinese. «L’Iran era già intervenuto lo scorso aprile – ha spiegato Toninelli – quindi non è il primo episodio in assoluto di un confronto tra Iran e Israele, lo scorso aprile c’era stato un scontro quando Israele aveva bombardato il consolato iraniano di Damasco e l’Iran non aveva potuto far altro che rispondere a Israele e lanciare quei missili». L’inasprimento del conflitto ha però radici più profonde legate alle forti tensioni tra Israele e Libano, quest’ultimo ha infatti un ruolo fondamentale nella vicenda poiché è la culla e sede di Hezbollah, principale alleato regionale dell’Iran.
CASUS BELLI – L’apice è stato raggiunto infatti lo scorso 27 settembre a seguito del raid israeliano in cui è stato ucciso Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah. Alla luce di ciò, l’Iran ha scelto di intervenire per salvaguardare l’alleanza regionale con il Libano ma, a differenza di ciò che si pensa, lo stato iraniano ha calibrato il suo attacco missilistico dell’1 ottobre non provocando vittime, probabilmente consapevole che in caso di duro attacco, perderebbe in maniera netta le proprie capacità militari, con un’economia che verrebbe minata dalle sanzioni occidentali e delle possibili tensioni interne dovute ad una popolazione in parte non sostenitrice della politica regionale della leadership.
GLI STATI UNITI – Il New York Times ha parlato di questo momento come il più pericoloso nel conflitto arabo-israeliano dal 1967, soprattutto se gli Stati Uniti decidessero di intervenire al fianco dello stato israeliano. Toninelli in Degiornalist spiega come «le dichiarazioni non lasciano ben sperare perché l’amministrazione statunitense dal 7 ottobre difende sempre Israele, nelle ultime ore abbiamo visto delle dichiarazioni di forte sostegno nei confronti di Tel Aviv e questo potrebbe portare ad un maggior coinvolgimento degli Stati Uniti nell’escalation in corso. Non mi aspetto un attacco diretto da parte degli Stati Uniti, non credo lo vogliano». Gli Stati Uniti, inoltre, sono reduci dal governo dimissionario di Biden e sono molto focalizzati sulla propria politica interna, una su tutte la campagna elettorale e la conseguente corsa presidenziale.
LA RISPOSTA DI NETANYAHU – Il premier israeliano ha minacciato di colpire i siti nucleari iraniani ma, secondo il dottor Toninelli, intervenuto su Radio Number One, Israele ambisce a possedere questi ultimi e non a distruggerli. Netanyahu ha rifiutato di fare concessioni umanitarie, ha rinunciato alla moderazione, sta espandendo la sua volontà di distruggere non solo Hamas, ma anche Hezbollah. I suoi consensi, però, sono in crescita dopo mesi di tensioni interne. La paura che il conflitto si trasformi in un “secondo Vietnam” è molto forte, la vera sfida sarà quella della negoziazione soprattutto in un fase storica così delicata che potrebbe generare d’ora in poi profondi mutamenti e stabilire nuovi assetti nelle relazioni internazionali.
Per saperne di più riascolta l’intervista!